Un esercito di donne con il mantello verde. Per salvare il pianeta

Una madre cioè che si prende cura del proprio nido, della propria scintillante e rassicurante casa. Ovvero dell’ambiente dove crescere un figlio. Luoghi familiari e sicuri, lontani da pericoli.

Una ‘madre natura’ sui generis, che ritaglia questa sensibilità speciale a misura del rispetto dell’ecosistema. Madri, dunque custodi del futuro: interpreti delle difficoltà e paladine delle soluzioni ‘green’ capaci di tutelare l’ambiente.

Sarà per questo che molte delle attività dedicate alla salvaguardia del pianeta adesso sono appannaggio di donne, mentre un tempo erano ruoli prettamente maschili. Sono per esempio guardie forestali e custodi dei boschi, direttrici di hotel ecosostenibili e a impatto zero, sono anche al vertice di associazioni ambientaliste a livello mondiale.

Donne forti dal mantello verde, in barba allo stereotipo del rosa. Un’indagine dell’Eurispes dedicata allo studio delle abitudini, ha incoronato le donne italiane – e non solo – come attente alla genuinità degli alimenti messi in tavola e anche come meno consumiste rispetto ai maschi. 

Sono impegnate nei temi della raccolta differenziata dei rifiuti e anche nel risparmio energetico e riuso. Fioriscono le iniziative che le vedono regine indiscusse, regine in un maxi team che salvaguarda il pianeta. Come l’iniziativa Exxpedition che porterà donne veliste a caccia delle famigerate isole di plastica negli oceani.

Un viaggio che inizierà a ottobre 2019 e si concluderà nel settembre 2021: 38mila miglia nautiche per 300 donne che si alterneranno in step da 23 giorni, con brevi interruzioni.

Avranno modo di verificare e documentare l’impatto delle plastiche sui nostri mari e i diversi ecosistemi oltre a contribuire alla ricerca scientifica raccogliendo campioni che verranno poi analizzati. Si imbatteranno in reti da pesca abbandonate, animali in difficoltà, sacchetti vaganti e rifiuti di ogni tipo.

Il problema dell’inquinamento degli oceani ha una portata globale e ha bisogno di persone appassionate e intraprendenti per essere sconfitto. Un’occasione per dimostrare quanto la sensibilità della donna possa dare il contributo decisivo. Un esercito di Wonder Woman che, senza nulla togliere o invidiare agli uomini, si dichiara pronto a combattere nel nome della difesa dell’ambiente dove crescere i propri figli, nel migliore dei mondi possibili.

Un esercito di donne con il mantello verde. Per salvare il pianeta.
Il dettaglio rende l’outfit completo. Magari si intravede, si nota solo scostando un foulard o ravviando i capelli. Ma è inconfondibile. Tra i ‘must’ del vintage e del second hand sicuramente la bigiotteria americana merita un posto sul podio dei desideri e si attesta dagli anni ’20.

Il casus belli? La crisi finanziaria del 1929: il mondo è in ginocchio. I gioielli? Un orpello costoso e inutile. Da qui l’idea di ripiegare su ninnoli brillanti e a prezzo accessibile ma di sicura ‘figura’. Talmente belli, i bijoux, che nel Delaware un negozio espose il cartello ‘Non sono veri’: le persone scambiavano gli oggetti per autentici e avevano timore di chiederne i prezzi.

Una moda che ha registrato alcuni marchi di grido, che oggi fanno faville nei negozi di vintage e second hand. Tra questi Trifari, Weiss, Napier, Boucher, Hattie Carnegie e Florenza. Senza dubbio Trifari – da Gustavo Trifari – è un pioniere, un italiano che nel 1904 partì in cerca di fortuna per l’America e divenne famoso per il ‘Trifanium’, placcatura che imitava l’oro giallo e bianco.

Ma è Marcel Boucher (1937-1971) che potrebbe essere ritenuto il più grande designer e produttore di bigiotteria in America: nacque in Francia e fu apprendista da Cartier. I suoi ‘pezzi’ – tantissime sono spille - sono numerati e altamente collezionabili, spesso scambiati con gioielli veri.

La Weiss (1942-1971) nacque a New York grazie all’impiegato Albert Weiss e si distinse per gli oggetti con i dettagli in brillanti. Si usavano solo pietre di cristallo austriaco, eleganti e di fattura molto classica. La Napier viene fondata nel Massachusetts, nel 1875, come produttrice di gioielli in argento.

E’ nel 1922 che si lancia nel mercato dei ‘gioielli non preziosi’ creando pezzi dedicati all’Egitto, vista la scoperta all’epoca della tomba di Tutankhamon. Tra i ’50 e ’60 si dedicherà a bracciali e collane, in prevalenza con metallo dorato.

E poi c’è lei, Hattie Carnegie (nata Henrietta Kanengeiser, in Austria) che nel 1889 muove i primi passi nella moda con il padre stilista. Firma i primi pezzi nel 1929, con un design inconfondibile e alta qualità per proseguire fino agli anni ’50: per lei pietre di vetro, metalli ‘color oro’ e imitazioni di preziosi. Infine Florenza, il cui momento d’oro va dagli anni ’40 agli ’80: qui il richiamo è all’epoca vittoriana e rinascimentale, con decorazioni trionfali e di bella fattura.

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