Moda e riciclo contro gli sprechi: abiti in viaggio per una nuova vita

Prendono strade ben precise, la maggior parte delle quali sono rivolte al riutilizzo e riciclo nel mercato internazionale dopo il momento della raccolta, che avviene nei centri specializzati o direttamente nelle grandi catene sempre più sensibili al problema dell’inquinamento tessile.

Tenendo presente, peró, che non tutto puó essere ‘salvato’ e si deve distinguere tra beni e rifiuti. Ci sono indumenti e accessori usati che infatti non sono ritenuti idonei all’attivitá di reimmissione nei nuovi cicli del consumo. Un passaggio quest’ultimo che invece per i capi migliori comprende anche il processo di igienizzazione, necessario al rispetto dei limiti microbiologici. Gli abiti idonei e che ancora possono essere indossati prendono la via del fortunato mercato di ‘second hand’ in sempre costante espansione assieme a quello del vintage, mentre invece gli altri vengono convertiti in altre tipologie di prodotto come per esempio gli stracci per pulire.

Ma non è finita, perché i capi non più utilizzabili per simili scopi hanno ancora un’altra chance: essere impiegati magari come materiali assorbenti nei processi dell’industria delle automobili. Se, peró, proprio nessuna di queste possibilità fa al caso di tali prodotti tessili allora verranno impiegati nella produzione di energia.

Ad ogni modo, come dicevamo, le grandi catene si mostrano sempre più sensibili al tema dell’inquinamento tessile. Infatti ve ne sono alcune più ‘virtuose’ che hanno scelto di ricorrere al riciclo di bottiglie in Pet impiegando quel poliestere recuperato nel processo produttivo dei vestiti come una fibra: in un anno si parla di circa 10 milioni di bottiglie in plastica. Le stesse che ormai infestano i nostri mari. Ma non è tutto perduto.

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