La moda vegana e le sue contraddizioni

Un vero e proprio business quello della moda ‘vegan’, parallelo a quello della moda ‘tradizionale’ ed esploso negli ultimi 10 anni. A che cosa dicono no i vegani? Senza dubbio a quelle materie prime dell’abbigliamento che sono di origine animale.

Per esempio pellicce, pelli, seta e lana. Ma anche piuma d’oca e inserti di pelo. La domanda ‘come si vestono i vegani?’ è forse seconda solo a quella ‘cosa mangiano i vegani?’.

Il problema è che, proprio per il fatto di essere un business, dentro si nascondono molti inganni per i consumatori. Accade infatti spesso che i marchi più o meno noti propongano collezioni di moda ‘vegan’ e quindi intendendo privi di materie prime di origine animale.

Peccato che queste ultime siano sostituite spesso da ‘piani B’ di tipo sintetico e magari derivati dal petrolio, in percentuali più o meno alte e non biodegradabili. E pure quelle che vengono definite pellicce ecologiche non hanno nulla di naturale, anzi.

In Inghilterra è stata lanciata l’idea di rendere obbligatoria l’indicazione ‘plastic fur’ sull’etichetta in modo da togliere ogni eventuale dubbio. Un discorso che è valido anche quando si parla di ecopelle: sicuramente la ricerca oggi è sempre più orientata a caccia di alternative al cuoio di origine vegetale, anzi sono molti i centri che si danno da fare in questo senso.

La verità, al momento, è una: le pelli animali non vanno più bene? Ok, l’alternativa più gettonata all’impiego di pelli animali è però ancora spesso il poliuretano. Ovvero, una plastica. Largo, quindi, invece a sughero, alghe e scarti di ananas. O a pelle a base vegetale e 'seta vegana': quest'ultima si ottiene con il filo dei bachi rotti dopo la fuoriuscita della farfalla.

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