Pellicce e poliestere. Cambio di passo a metà

Il primo (clamoroso) passo verso l'abbandono delle pellicce - per alcuni decenni vero e proprio status symbol e indicatore di benessere per signore altolocate - arrivò dall'Inghilterra a inizio anni Duemila, quando furono messi al bando i caratteristici copricapo in pelliccia d'orso utilizzati dalle guardie di Sua Maestà la regina Elisabetta.

Da quel momento tanta strada è stata fatta, soprattutto per quanto riguarda la sensibilizzazione verso il rispetto degli animali oltre che dell'ambiente più in generale.

A dare il colpo di grazia a questo capo appartenente ormai al passato sono stati nel corso del tempo i big della moda internazionale.

L'ultimo ad annunciare il suo addio, in ordine di tempo, è stato Jean Paul Gautier che ha dichiarato di non volere più pellicce nelle sue collezioni.

Il marchio dell’alta moda francese si unisce così a Versace, Gucci, Armani, Furla, Calvin Klein, Stella Mc-Cartney, Tommy Hilfiger, Ralph Lauren, Jhon Galliano, Donna Karan New York, Burberry e Michael Kors.

Lo stilista ha definito deplorevole il modo in cui vengono trattati gli animali per produrre pellicce e ha annunciato che anche il suo marchio dalle prossime sfilate sarà fur-free. Secondo stime Eurispes nel 2016 l’86,3% degli Italiani risulta contrario all’utilizzo di animali per le pellicce.

E' chiaro, ormai, che il grande pubblico cerca altro.

Altro che però non possono essere le pellicce sintetiche, visto che in molti casi sono realizzate con derivati del petrolio o comunque spesso vengono impiegati nel processo della loro creazione materiali plastici.

La maglia nera?

Va al poliestere. Una vera croce anche per la salute, visto che gli scarti inquinanti finiscono in mare innescando un processo che poi li riporta sulle nostre tavole.

Se ne parla ancora davvero troppo poco della pericolosità delle plastiche 'nascoste' nei nostri abiti.

Nonostante una lenta inversione di tendenza che però riguarda sempre ancora ambiti troppo diversi da quello del tessile. Il recente bando dell'Unione Europea della plastica nei prodotti usa e getta come piatti, posate e bicchieri ha senso.

Ma il problema resta, perché la luce deve essere accesa anche sul potenziale inquinante che si nasconde negli armadi: nelle case di tutti.

"La moda riflette sempre i tempi in cui vive. Anche se, quando i tempi sono banali, preferiamo dimenticarlo"

(Coco Chanel)


 

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