Il pericolo è in mare!

Lo sapevi che dagli anni '60 la produzione di plastica è cresciuta del 9% ogni anno?

Capire come è stato possibile è storia di tutti i giorni, se pensiamo che i materiali inquinanti sono sempre intorno a noi.

Nell'arredamento delle nostre case, negli abiti che indossiamo e perfino nel cibo che mangiamo.

Ti chiedi perché? Beh, perché la ruota gira e gli scarti non biodegradabili finiscono soprattutto in mare.

Quello che mangiamo è intriso di plastiche ed è soprattutto il polipropilene che viene ritrovato in quantità preoccupanti dagli studiosi nel nostro intestino.

E' questo quanto emerso come risultato di un'indagine pilota realizzata da un team di gastro-enterologi dell'università di Vienna studiando un gruppo di persone di diversa provenienza geografica per capire il livello di inquinanti presenti nel nostro corpo.

E gli italiani? Sono purtroppo in questa classifica 'alla rovescia', dove insieme a inglesi, russi e giapponesi si distinguono per la presenza di differenti tipi di particelle plastiche nel corpo.

E gli effetti sulla salute? Certo non stiamo parlando di toccasana, anzi... Ci sono molti rischi, soprattutto in prospettiva futura se non si fa qualcosa a livello planetario per fermare la deriva inquinante.

E anche gli abiti – lo sappiamo bene – non sono esenti da rischi per la salute, visto che fanno suonare costantemente campanelli di allarme.

Perché la maggior parte degli indumenti ormai sono realizzati con materie sintetiche (specie il poliestere) e ad ogni lavaggio rilasciano tantissime minuscole fibre in pratica indistruttibili.

E gli scarichi? Prima o poi finiscono in mare.

Avevamo iniziato parlando di plastiche negli oceani, il che significa che siamo tutti responsabili e tutti autorizzati a cercare 'una cura'.


 

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